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Ttip: si salvi chi può!

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Da qualche anno già si discute del Ttip, l’accordo che sancisce il libero scambio tra nazioni e che avrebbe di facciata lo scopo di incrementare il mercato economico mondiale, liberalizzando commerci ed investimenti. La ricchezza, si dice, aumenterebbe, così come l’occupazione. Perché tuttavia questo accordo genera così tanto scandalo e trova così tanta opposizione, in particolare in Europa? Ci sono degli elementi da prendere in considerazione. Il timore generale contrario a questa disposizione è determinato da questi due fattori: concedere un po’ troppo potere alle grandi multinazionali e aprire il mercato a prodotti che sono totalmente al di fuori degli standard di sicurezza europei e italiani.

A chi interessa il Ttip

Oppositori alla Ttip vi sono sia negli Stati Uniti, che in Germania. Anche se gli accordi commerciali sarebbero effettivamente vantaggiosi, si ha la consapevolezza che si metterebbe a rischio la salute delle persone e la vita delle aziende nazionali, soffocate dal mercato delle multinazionali. Un accordo di questo tipo è già stato avviato fra Usa (Obama) e il Giappone e che riguarda i paesi dell’Asia-Pacifico: si tratta del TPP, ovvero il Trans Pacific Partnership. Il Transatlantic Trade and Investiment Partnership, il TTIP, che interessa l’Europa è molto simile:  come quello infatti riprende gli accordi di globalizzazione del 1999 e del 2001, esclude paesi (come Brasile Russia India Cina Sudafrica) con diversità di sviluppo e vuole smantellare il protezionismo di alcuni paesi. Un punto oscuro di questi trattati è inoltre questo: dal momento che interessano i lavoratori e l’ambiente, e sono fatti per favorire l’economia globale, perché il corpo del trattato è segreto? Perché non mostrare con trasparenza gli interi testi di discussione? La risposta è evidente. Alla base di questo accordo tuttavia, oltre all’interesse economico, c’è un altro fattore: quello geo-politico. L’Occidente non ha più la supremazia a livello mondiale come un tempo, la Cina diventa sempre più potente, così anche la presenza di paesi emergenti. I Ttip equivarrebbe quindi a ridare una spinta al Vecchio mondo nei confronti del Nuovo.

Il perché dell’opposizione

Il Ttip interessa 850 milioni di persone tra nordamericani ed europei, che corrispondono al 45 % del PIL mondiale. Queste due aree hanno una globalizzazione fra le due molto avanzata, si parla di investimenti di 320 miliardi dagli Usa all’Europa e di circa la metà nel senso opposto. Eppure, sono gli Europei ad avere regole più avanzate per quel che riguarda la salute, la protezione del consumatore, la qualità dei servizi. Con alle spalle questa differenza, gli europei si oppongono:

  • per evitare che entrino nei supermercati OGM dannosi per la salute, poiché le barriere che si intendono abbattere non sono quelle tariffarie, ma si tratta di regolamenti e procedure sanitari per quel che riguarda ortaggi e carne per esempio. I prodotti che oggi troviamo nei supermercati sono etichettati secondo norma europea, che riporta informazioni sulla zona di allevamento per esempio, mentre nel caso americano non vi sarà nulla a questo proposito. Numerose pratiche utilizzate negli USA in Europa sono state abolite, come il lavaggio con il cloro, la somministrazione di ormoni, l’utilizzo di pesticidi di un certo tipo. Per questo la frontiera dall’America è chiusa su per molti prodotti.
  • per proteggere i piccoli Stati, Regioni, Comuni e la loro produzione di fronte alle multinazionali: la clausola ISDS dell’accordo (Investor to State Dispute Settlement) consentirebbe infatti a imprese private (come le multinazionali con fior fiore di avvocati) di far causa ad uno Stato per annullare provvedimenti considerati discriminatori, che equivale al rischio di far invalidare provvedimenti giusti ma in opposizione agli interessi di queste multinazionali. In pratica un’azienda americana potrebbe far causa all’Italia perché non gli viene permesso di esportare qui i suoi prodotti e ottenere anche un risarcimento economico milionario.

Il danno per la salute

Il danno per la salute è presente dal momento che c’è una differenza nell’approccio al cibo fra Stati Uniti ed Europa: in Europa vige il principio di precauzione, ovvero se esiste il dubbio che una certa sostanza possa nuocere all’uomo, questa viene bandita. Mentre negli Stati Uniti, per bandire un alimento, si deve dimostrare in modo inconfutabile che è nocivo prima di farlo ritirare dal mercato. Una bella differenza, soprattutto se si considera che una statistica dice che circa 48 milioni di persone ogni anno, negli USA, sono colpite da patologie legate ad alimenti non sicuri. In Europa dobbiamo ringraziare le restrizioni del Libro Bianco redatto dalla Commissione Europea per la sicurezza degli alimenti (2000).

Ad ogni modo il Ttip era un accordo sostenuto da Barack Obama, con l’avvento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pare che questo accordo sia a momento arenato.