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Quelli che “Io, al cambiamento climatico, non ci credo”

Quanto siamo nei guai?

Nel 2015 la temperatura media della Terra è stata di 1,33 gradi centigradi superiore alla media del ventesimo secolo, configurandosi come la più alta a partire dal 1880, ovvero dall’anno in cui si è cominciato a registrare la temperatura globale. A meno di un cambio di rotta subitaneo e concreto, le generazioni future si troveranno ad avere a che fare con fenomeni meteorologici sempre più pericolosi, innalzamento dei mari, estinzione in massa di specie animali e vegetali, scioglimento delle calotte polari e crisi agricole, con conseguenti destabilizzazioni dei governi, guerre civili, ondate di profughi, e tanto, tanto caos.

Cambiamento climatico, solamente un inganno

Tutto questo è quanto viene pronosticato dagli scienziati di fronte al riscaldamento globale in atto, e le conseguenze sopra elencate le conosciamo tutti, seppure i più tendano a pensarci il meno possibile, relegando il problema ad un futuro non meglio precisato. Dall’altra parte di una barricata inesistente, invece, c’è chi dichiara solennemente di non credere al cambiamento climatico. Questa assurda presa di posizione proviene da certe aree politiche di stampo conservatore e libertario, che non perdono occasione per attaccare le tesi ambientaliste e le politiche che vengono di volta in volta proposte per contrastare il surriscaldamento globale. Quello che ci dà più fastidio, però, è che questi libertari non provano nemmeno a intervenire nel dibattito in modo utile, magari cercando di far convergere in qualche modo i tentativi degli ambientalisti con le loro bibliche leggi del libero mercato. Al contrario, essi si limitano a minare le fondamenta del lavoro scientifico, cercando di far passare il surriscaldamento come una bufala globale.

Il senatore James Inhofe e la grande bufala

Non è un segreto che questa insensata posizione ideologica sia sostenuta dagli interessi e dai soldi dell’industria dei combustibili fossili: con parte degli avanzi del commercio di petrolio e carbone si finanziano infatti studi pseudo-scientifici tesi a smontare tutte le teorie legate al cambiamento climatico. Tipicamente, in questo tipo di lavori, i ricercatori al soldo delle compagnie petrolifere tendono a ignorare completamente i trend a lungo termine, così da minimizzare la portata del surriscaldamento in atto. Basti pensare agli sforzi del senatore repubblicano e ultraconservatore dell’Oklahoma James Inhofe, tristemente famoso in tutto il mondo per aver pubblicato il libro ‘The Greatest Hoax: How the Global Warming Conspiracy Threatens Your Future’, in cui partendo dalle Sacre Scritture cerca di dimostrare che il climate change altro non sia che un inganno degli scienziati per meglio veicolare le esistenze della popolazione mondiale. Il lato grottesco e le numerosissime insensatezze espresse da gente come Inhofe sono state tali da spingere alcune compagnie petrolifere a distanziarsi da quelle che sempre più sono andate dipingendosi come posizioni del tutto negazioniste. Non tutte, però: alcune società del petrolio e del carbone continuano a finanziare questi studi, che altro non fanno che creare maggiore confusione nell’opinione pubblica. Il problema serio è che persone come Inhofe (il quale paradossalmente, con il rammarico del presidente Obama, presiede il Comitato del Senato statunitense per l’ambiente e i lavori pubblici) sono sempre più presenti ai vertici delle amministrazioni, così in alto da poter convertire in realtà le loro posizioni allucinanti, folkloristiche e del tutto negative per il nostro pianeta.