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Il cambiamento climatico come potrebbe mutare l’uomo?

Matthew Skinner paleoantropologo all’Università del Kent ha realizzato uno studio che prende in esame possibili mutazioni genetiche dell’uomo in relazione a nuovi scenari ambientali della Terra. La fisiologia umana dunque, potrebbe mutare non solo a causa di problemi di salute e patologie ereditarie, ma anche a causa del mutare repentino del pianeta per il cambiamento climatico. Piedi palmati, occhi da gatto o altre bizzarrie fisiche potrebbero essere aiutate degli scienziati con mutazioni genetiche ad hoc, per aiutare l’uomo a sopravvivere all’innalzamento del mare, come accadeva a Kevin Costner nel film Waterword. Secondo il ricercatore «potremmo ricorrere alle modificazioni genetiche, se sarà necessario per la sopravvivenza. Alcune di queste modifiche potremmo svilupparle come una necessità immediata piuttosto che aspettare che si verifichino nel corso del tempo, secondo un andamento naturale. Altri cambiamenti potrebbero verificarsi nell’arco di decine di migliaia di anni».

Sono tre gli scenari ipotizzati nel nostro prossimo futuro da Skinner

Mondo acquatico. In questo scenario la Terra verrebbe ricoperta dall’acqua a causa del riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai. L’uomo svilupperebbe a questo punto mani palmate e occhi in grado di vedere nel buio per sopravvivere anche a grandi profondità dove scarseggia la luce. Sarebbero anche necessarie delle branchie artificiali per aiutarci a respirare, estraendo ossigeno dall’acqua e consegnandolo al flusso sanguigno, e potremmo evolvere una seconda palpebra trasparente per proteggere gli occhi dall’acqua.

Seconda era glaciale

Cosa accadrebbe se la Terra entrasse in una seconda era glaciale come alcuni scienziati ipotizzano possa accadere? La pelle dell’uomo potrebbe diventare molto pallida per aiutarci a produrre maggiore vitamina D e sul nostro corpo aumenterebbero i peli per isolarci meglio da freddo. In oltre il naso diventerebbe più grande per riscaldare l’aria fredda inalata.

Colonizzatori di mondi

Se l’uomo si spingesse nello spazio, prima di tutto dovrebbe fare i conti con l’assenza di gravità. Per formulare la sua ipotesi evolutiva Matthew Skinner ha osservato gli oranghi e come questi abbiano braccia e gambe della stessa lunghezza che gli permettono di dondolarsi con facilità tra gli alberi. Anche per gli uomini in condizioni di scarsa gravità, camminare sarebbe meno necessario, e potrebbero sviluppare alluci opponibili poiché i piedi diventerebbero utili per la presa degli oggetti.