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Dove è finita l’Italia dell’energia pulita? La rimonta del fossile

Spezzata la via italiana dell’energia pulita

E ce ne siamo pure vantati, di fronte agli altri stati europei: noi, italiani, stiamo puntando tutto sulle energie rinnovabili. Il futuro energetico dell’Italia, negli ultimi anni, aveva di fatto piano piano assunto delle tonalità sempre più verdi, regalando ai cittadini tante buone speranze per un avvenire più sostenibile. Basti pensare alla recente Conferenza sul clima di Parigi: i rappresentanti italiani hanno potuto sedersi in quella assemblea consapevoli di essere un buon esempio, tra i paesi occidentali, in fatto di energia sostenibile. In Europa, infatti, l’Italia è seconda solo alla Germania per mole di energie rinnovabili installate. Ebbene oggi, dati alla mano, abbiamo ben poco di cui rallegrarci, anzi: è ormai assodato che l’Italia ha fatto dietro front sul fronte delle rinnovabili, tornando ad investire pesantemente sull’industria del carbone. Un’inversione di marcia senza senso, che lascia in bocca il sapore amaro della delusione e del tradimento, soprattutto agli ambientalisti che tanto avevano creduto nei progetti energetici degli ultimi anni.

Il taglio degli incentivi alle rinnovabili

Tutto questo si può spiegare solo e unicamente con il taglio degli incentivi: le rinnovabili in Italia sono infatti cresciute prosperosamente nell’ultimo decennio in virtù degli incentivi pubblici. Questi, però, sono stati tagliati dal governo due anni fa. Da allora, il crollo è stato repentino e disastroso: come ha infatti precisato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, «negli ultimi due anni, ovvero dallo stop agli incentivi, si è avuto un crollo del 92% degli impianti». E se le finanze destinate alle rinnovabili non sono state rimpolpate, si è al contrario ben pensato di pompare nuovi sussidi alle fossili, le quali attraverso la legge di Stabilità riceveranno tre miliardi di euro attraverso i sussidi all’autotrasporto. Per il solare e l’eolico italiano, dunque, oltre al danno c’è stata anche la beffa. Una vera batosta, soprattutto se si impugnano le cifre: basti pensare che 2011-2012 in Italia sono stati installati 13mila MW di impianti solari, cifra scesa a soli 1800 MW nel biennio successivo.

L’aumento dei sussidi per le energie fossili

Ad oggi, stando ad uno studio del FMI, l’Italia è il nono paese in Europa per finanziamenti alle energie fossili, con una spesa di 13,2 miliardi di dollari, una cifra in continuo aumento. Ad un osservatore esterno tutto ciò può sembrare incredibile: le fonti rinnovabili hanno riscosso un enorme successo, donando al paese energia pulita ed un ritorno economico – e non solo- assicurato per il futuro. Dunque perché tagliare i fondi all’energia pulita? La risposta è sempre del vicepresidente di Legambiente Zanchini: «il problema è che il successo delle rinnovabili ha causato la crisi delle vecchie e inquinanti centrali termoelettriche, portando alla chiusura di decine di impianti. Enel, per esempio, negli ultimi anni ha smantellato 23 centrali». Il boom delle rinnovabili ha avuto dunque delle fortissime ripercussioni sull’apparato termoelettrico preesistente: il successo del solare e dell’eolico, ovviamente, ha messo in ombra i classici impianti energetici, i quali sono andati in crisi. E per salvare l’industria del fossile, proprio quella che si voleva affossare attraverso l’uso delle rinnovabili, il governo ha deciso di togliere gli incentivi alle energie pulite rigirandoli a carbone, gas e petrolio. Insomma, la soluzione per salvare lo sporco ed inquinante passato è stata quella di tagliare le gambe al progresso pulito ed ecologico .